La nostra storia

La Compagnia

"Quelli che il teatro..." - Associazione Culturale Teatrale  diretta da Anna Maria Rosa Girani, si è ri-costituita nell'ottobre 2000, sulle ceneri del gruppo "Il Laboratorio degli Ex...Quelli che il teatro" che poneva le sue radici nel lontano 1993.

In quell'anno (... '93 ) l'idea di attivare un laboratorio teatrale, che andasse al di là di un'esperienza positiva e gratificante iniziata nella Scuola Media, si era alimentata nei tempi specifici di un lavoro che per noi era gioco, impegno costante, spettacolo, ma soprattutto amicizia e desiderio di continuare a stare insieme, a  prescindere dall'amore personale per la drammaturgia.

Le continue e proficue esperienze che come docente ed educatrice mi arricchivano di nuove idee, di progetti e soluzioni particolari, la sempre più crescente richiesta dei ragazzi, che non volendo abbandonare questo campo esperienziale, con il loro entusiasmo mi pungolavano a proseguire un percorso, che ormai confluiva nel potenziale umano del territorio e non ultima la precisa domanda postami dalle forze sociali e politiche, mi portarono alla decisione di strutturare un laboratorio sperimentale di teatro, assumendone "in toto" la direzione.

Finalmente nei primissimi mesi del 1994 il progetto ebbe inizio: prese corpo in un piccolo gruppo di miei ex allievi della Scuola Media e in altri ragazzi che mai avevano fruito di questa particolare esperienza.

Nell'immediato futuro sviluppai "l'agire" dentro il gruppo attraverso il linguaggio specifico del teatro, in funzione di ricerca e di comunicazione.

Lo scopo era quello di produrre messaggi che potevano uscire dal gruppo stesso per andare a incontrare il sociale e animarlo, avviando un collegamento con le strutture dell'educazione e della formazione permanente della persona.

Per ognuno di noi l'attività "teatrale" è sempre stata un fatto artigianale, un'esperienza che ci è costata, che costa e non sarà mai un business: è quanto di più umano esista, è la cosa più effimera e per sua natura va consumata nel momento in cui si fa.

La forte spinta motivazionale a sperimentare il percorso laboratoriale-teatrale ha "costruito" il gruppo nel suo nucleo principale, maturando però in ognuno la capacità di lasciarlo flessibile nel suo scomporsi e ricomporsi di persone, in una struttura sempre nuova e proprio per questo fantasiosa e ricca di stimoli.

 

E' il teatro che favorisce la creatività

libera dagli schemi

promuove l'integrazione e la partecipazione

 

E' l'esperienza che non emargina nessuno, ma rappresenta uno strumento privilegiato per avviare percorsi di "discriminazione positiva", ossia strategie capaci di valorizzare le capacità, piccole o grandi, di tutti.

L'amicizia e l'entusiasmo per ciò che è possibile realizzare in un gruppo affiatato sono sempre stati alla base di ogni nostra realizzazione teatrale che, attraverso l'appropriazione di tecniche espressive e di linguaggi più liberi da condizionamenti, in un'effettiva pluralità, diventava uno strumento duttile e divertente di conoscenza della realtà per modificarla: il "far teatro" come stimolo alla creatività.

Caratteristica del nostro gruppo è sempre stata la ricerca, volutamente esagerata, della capacità corale.

La particolarità della nostra proposta è quella di indagare la corporeità in tutti i suoi aspetti, ponendoci sempre nell'ottica di non offrirci soluzioni preconfezionate e definite, ma di stimolarci all'individuazione di risposte espressivo-creative molto personali.

Il corpo, nella sua totalità espressiva, percorre, sperimentandoli, gli ambiti recitativi, mimici e gestuali della comunicazione. Da noi sono di casa il training fisico, la relazione con i ritmi, la musica, la danza, gli oggetti/accessorio scelti da ciascuno come dilatazione possibile della propria ricerca, le sonorità della voce, la vocalità nel suo essere straordinariamente "elemento fisico", vale a dire nella sua accezione più ampia di "prolungamento del corpo", i testi, le improvvisazioni.

Il soffio/suono/voce, la parola, il gesto e il corpo in movimento spazio/temporale, nella loro completezza, definiscono un modo di rappresentare  "originale" e connotativo del gruppo.

Alla sua prima uscita "Il Laboratorio degli Ex...Quelli che il teatro..." vinse a Bolsena, alla Rassegna del Teatro della Scuola edizione 1995, il primo premio. Il lavoro presentato "Nella realtà, un sogno" era il risultato di una coraggiosa ed eccentrica rielaborazione del famoso music-hall "Forza venite gente" e che da questa commedia si diversificava sia per la scelta estetica che per quella delle tematiche contenute.

L'esibizione convinse il numeroso pubblico "bolsenese" e anche la giuria che nella motivazione del premio tenne a sottolineare...

"Un lavoro struggente, bellissimo, pieno di poesia, in cui tutto è armonico: la parola è pregnante, il corpo ha un suo linguaggio, il gesto e l'espressione comunicano emozione. Un'interpretazione eccellente, di grande qualità, ben misurata anche nei passaggi corali. Molto suggestivi gli effetti scenici, basati sul binomio metafora buio-luce; raffinata la scelta dei brani musicali".

Dopo quei giorni, intrisi di forti emozioni, abbiamo camminato a lungo sulla strada delle sperimentazioni a volte positive altre negative e così senza troppo rendercene conto siamo diventati "grandi" proprio continuando a muoverci e a parlare sul nostro palcoscenico.

Non di amore, né di denaro, né di cielo. Siamo andati alla ricerca di qualcosa d'altro, forse della nostra identità, nell'imparare a "fare" il teatro e proprio lì, dentro di "lui", ci siamo rispecchiati  e finalmente ritrovati.

 

E finalmente, nel nuovo millennio, come se da soli ci volessimo fare un augurio, quello che prima era soltanto un "laboratorio" lo abbiamo trasformato in.......................Compagnia "Quelli che il teatro..." - Associazione Culturale Teatrale...con la finalità di promuovere e diffondere la cultura drammaturgica.

Uno dei motivi che ci ha spinti a intraprendere questa strada è stato quello di volerci staccare dalla Scuola Media, pur senza rinnegarla in quanto nostra prima "officina" di formazione, ma soprattutto quello di dare vita a un progetto concreto, un progetto che sia in grado di farci uscire dall'ombra e di farci conoscere a un pubblico sempre più vasto.

Ed è stato allora che, abbandonata momentaneamente l'idea di rappresentazioni finalizzate a Concorsi, ci siamo rivolti alla realtà circostante portando i nostri lavori nelle località più vicine alla nostra sede, perchè si cominciasse a conoscerci lì dove il teatro era arrivato soltanto con manifestazioni occasionali e improvvisate. I consensi ricevuti ci hanno stimolato a spaziare più lontano ed è così che, con una serie di rappresentazioni adatte e motivate, la nostra Compagnia è divenuta un punto fermo nei cartelloni delle estati culturali di note località.

Il teatro per noi tutti è ormai qualcosa di irrinunciabile, fa parte della nostra vita, siamo cresciuti con lui e non potremmo mai più farne a meno.

Questa crescita è il fulcro trainante di un percorso ludico-formativo, del quale la Compagnia - Associazione rappresenta l'apice, ma che pone le sue radici nei laboratori teatrali da me sperimentati, in base a specifici progetti in continuità didattica, nelle, classi ponte tra la Scuola Materna, Elementare e Media.

Tutto questo "profumo di teatro" ha stimolato le potenzialità espressive di molti ragazzi dell'Istituto S. D'Acquisto, che hanno visto l'Associazione come un obiettivo cui pervenire, spinti dalle occasioni del loro laboratorio, che è sempre stato considerato, anche da noi, punto di partenza per una evoluzione non solo artistica ma anche umana.

Il nostro repertorio non è vastissimo, ma proprio per le idee che ogni lavoro esprime, ci consente di presentarci a molte tipologie di pubblico e di spaziare da argomenti più curiosi, simpatici e divertenti a altri più "classici", capaci quindi di dare vita a riflessioni profonde su alcuni delicati temi di carattere sociale

I progetti in cantiere sono sempre molti: non soltanto spettacoli, ma anche collaborazioni e scambi culturali con le Scuole della nostra provincia e non, per la diffusione della passione al teatro tra i banchi dei ragazzi; gemellaggi con altri gruppi in tutta Italia; rappresentazioni a scopo sociale e benefico e la direzione di una Rassegna Provinciale di Teatro/Scuola, collegata a quella Nazionale di Serra San Quirico (AN).

E alcuni piccolissimi "frammenti" del nostro sogno si sono realizzati:

...nel giugno del 2003 al Teatro Astoria di Lerici,  abbiamo organizzato, in collaborazione con l'Istituto Comprensivo di Follo, "Io educo, tu educhi, NOI CI EDUCHIAMO...teatrando" il Primo Convegno Provinciale sulle tematiche del teatro educativo;

...nel giugno 2005 al Teatro Civico di La Spezia, definendo una progettualità laboratoriale della durata di un anno, abbiamo messo in scena "Il teatro...nel TEATRO...a SCUOLA", evoluzione di un percorso ludico-drammaturgico-formativo.

Ma l'idea che più ci attrae è quella di poter  attuare, in tempi brevi, corsi e seminari tipo "full immersion" come luoghi di difesa del presente dei bambini...

Uno spazio, una stanza magica dentro la quale ogni bambino, giocando, impari le cose del mondo senza essere costretto a rinunciare a quello straordinario patrimonio di facoltà mimetiche, gesti, pensieri, visioni e esperienze che, fin dalla nascita, lo collegano intimamente al mondo stesso.

Il laboratorio come il luogo dello sguardo.

Attraverso percorsi di esplorazione percettiva si arriverà al teatro e nell'allungamento del tempo di sperimentazione degli elementi della natura sarà offerta ai bambini la possibilità di "lasciarsi realmente essere in ciò" che si fa'.

 

E proprio come Regista di una Compagnia di teatro amatoriale costituita in larga parte da giovani (e anche molto giovani), ritengo importante sottolineare, soprattutto alla luce delle Circolari emanate dal Ministero della Pubblica Istruzione (290/91 - 47 e 362/92) in tema di prevenzione ed educazione alla salute, quanto è basilare un'attività di laboratorio rivolta ad adolescenti, per favorirne le capacità comunicative e di relazione e per un approccio più operativo al sapere.

Da parte di noi adulti, educatori, docenti o comunque figure in rapporto col mondo giovanile, deve esplicitarsi la capacità di guardare con occhi nuovi i ragazzi, nella concretezza dei loro limiti e delle loro potenzialità, nell'originalità dell'avventura vitale che presentiamo loro, nella stupefacente capacità di risposta che essi talora manifestano alle aperture di credito loro offerte.

Dobbiamo essere consapevoli che una delle principali cause del disagio giovanile si individua nelle difficoltà di comunicazione con gli adulti, quindi è basilare progettare e costruire con loro percorsi di apprendimento positivi, offrire relazioni significative al fine di attuare una reale valorizzazione dei talenti.

Ponendomi come obiettivo generale dell'Associazione proprio il raggiungimento del benessere fisico, psichico, mentale, sociale e anche morale di tutti, è sottinteso che si parla di equilibrio dinamico perchè chiama in causa i sentimenti, le idee, le convinzioni cioè la cultura dell'uomo.

Proprio quella cultura che deve essere letta non tanto come "bagaglio" da portare con sé, quanto come un modo di essere, di pensare, di progettare, di agire e d'interagire.

Non si tratta quindi di agire sui ragazzi, quanto di agire con loro, per metterli in grado di far da soli, ossia di sperimentare modalità di espressione, di comunicazione, di apprendimento gratificanti e responsabilizzanti.

...e mi piace rinviare a una riflessione di Eugenio Barba nel suo libro "Il prossimo spettacolo"

...che molto può dire (e dare) a una strada come la nostra...

"Essere padroni del proprio mestiere significa innanzi tutto saper preparare la tempesta che ci sgomenterà, significa sapere come resistere senza fuggire verso soluzioni facili [...]

Cosa vuol dire disorientare il percorso di lavoro? Vuol dire non tener conto solo di un obiettivo, e orientarsi contemporaneamente in due, tre, quattro direzioni diverse.

Come un veliero che vuol dirigersi a Occidente, mentre il vento soffia da sud e le correnti sottomarine spingono verso est. L'equilibrio fra queste tensioni è la rotta creativa. La tensione fra forze divergenti, contrapposte, o semplicemente contigue può anche determinare la catastrofe.

Ma se si riesce a domare queste forze, a scoprire il tipo di relazioni che esistono fra di loro, se si riesce cioè a farle convivere, intrecciarle e comporle, invece della catastrofe si raggiunge la densità".