Sicilia….

                                                                                                         

Se chiudo gli occhi, ritorna ancora quell’arrivo pazzesco……

Sporchi, stanchi e affamati. E via in pullman dopo un pomeriggio in aereo senza sapere bene a che cosa andassimo incontro.

Corri di qua, fermati un attimo, riparti sei in ritardo….. Oddio che succederà!!!!

E ti si parano davanti facce tranquille e rilassate. Nessun problema, dicono…  Ci si penserà poi.

Reduci da un’esperienza in quella fabbrica di puntualità e compostezza della “Longobardia” siamo leggermente spaesati…. E soprattutto “qualcuno” si innervosisce alquanto. 

 

Giovedì sera ore 00.__ ( e non ricordo, ma non certo prestissimo!):

-         Anna chiede di poter dare un’occhiata ai luoghi dello spettacolo

-         Anna comincia a porre i problemi

-         Anna non trova (momentaneamente !) soluzione ai problemi

-         ANNA E’ AGITATA!

Il mattino seguente la situazione non è cambiata molto. Si oscilla tra momenti di abbandono (ritardo all’appuntamento in comune, bagno in spiaggia…) e adrenalina pura con picchi a partire dalle 18.00 …

 

Chi monta?

Come montiamo?

Disattivare le fontane, niente musica, niente campane …

E questi microfoni???   Non è teatro!

Ricordiamo che la maggior parte degli “ordini” non saranno eseguiti… ma, non si sa come, le facce gentili dei paesani e dei fantastici ragazzi della compagnia di Balestrate, il cibo (OTTIMO), il clima di relax totale,  fanno un po’ effetto anche  sulla regista?!

Sabato sembra proprio di sì … Sole, piscina, risate… un sano ritardo da parte dei piccolini in cerca di fantomatico pallone … non utilizzabile nel complesso, oltretutto … ( era solo per non far perdere alla Anna l’allenamento con le incazzature! … )

Peccato che la goduria giunga al termine, lasciandoci con l’amaro  di una partenza da ladri alle 6 di mattina, di nuovo verso casa, verso le solite cose.

… e ricomincia il solito tran tran!

... Elena, piccola ...

 

      

...sabato 31 maggio...

nella serata conclusiva della stagione teatrale 2008,

alla presenza

del Sindaco Enzo Maria Spialtini,

dell'Assessore alla Cultura Santino Marchiselli,

della Direttrice Artistica di "Vicolo del Teatro" Elisabetta Piloni

e molte altre personalità civili e religiose,

 

il   TEATRO MARTINETTI

Città di Garlasco _ PV

 

ha registrato il " gran pienone " di pubblico delle serate d'eccellenza...

per la messa in scena del " nostro " spettacolo 

molto RUMORE per...???

 

...risate, risate, risate ...e applausi      a non finireee...

 

...1.000.000 di GRAZIE a tutti

ma, per la gentilezza e pazienza nella fase di allestimento,

1 in particolare

a Biagio (Castellani) e Giampiero (Burrone)...ancora grazieee!!!

 

 

NOTTENERA

Comunità Linguaggi Territorio

Seconda edizione

22-23 agosto 2008

Serra de’ Conti

 

“Nella città delle macchine avviene la trasformazione dei luoghi in spazi: è una trasformazione che distrugge la memoria, poiché il luogo non esiste senza tempo. La costruzione di un luogo è un’interazione complessa tra società insediata e natura, che ne definisce appunto il tipo, il “genius loci”.                                          _Alberto Magnaghi

 

POETICA E MOTIVAZIONI

Il buio opera uno spaesamento, impone una diversa continuità percettiva, libera la visione dai princìpi ordinati e dalle regole che stabiliscono le coordinate spaziotemporali.

Nel presente, dentro il momento, l’occhio perde la sua centralità mentre si potenzia il dialogo con gli altri sensi e il ritorno ad un dominio fisico si prospetta come esperienza fondante di autorappresentazione.

Si dischiude così una declinazione possibile di comunità che si sostanzia attraverso un lavoro mirato sul territorio, che può finalmente vibrare e riproporsi attraverso un filtro visionario, sospensivo, vertiginoso, ludico.

Una comunità di singoli individui che attraverso l’alterazione degli strumenti della rappresentazione quotidiana, la sospensione delle abitudini percettive, si apre certamente anche ad una inconsueta dimensione di incertezza, per alcuni insicurezza, proprio mentre un nuovo racconto vitale, ricco di suggestioni e di imprevisti prende avvio.

Immaginiamo allora una notte fluida, liquida per dirla con Baumann, che si evolva attorno a scambi, sovrapposizioni, occasioni e crescite. A pensar bene, dinamiche di sfida delle abitudini mentali di ciascuno, proposte di superamento di paure e chiusure verso ciò che non conosciamo già. E’ con varie forme d’arte, di comunicazione, di incontro, che traghetteremo la comunità costituita nell’azione di riempire e vuotare luoghi e momenti di nuovi significati, di relazioni imprevedibili, senza prescindere da intenti educativo-sociali.

Un investimento, perseguito con modalità inconsuete, sul futuro, verso l’altro.

Un esercizio festoso del non immaginato, sorretto da riflessioni importanti sull’assunzione dell’incognito, dello sconosciuto, di responsabilità come territori da esplorare doverosamente.

Si vuole favorire anche lo sviluppo di una emotività ricca di risonanze arcaiche, non presente alla memoria comune, assopita, che Nottenera considera capace di avviare una riscoperta della contemporaneità o divenirne manifestazione stessa anche attraverso l’impiego di possibilità offerte dalle tecnologie attuali applicate ad alcuni linguaggi creativi.

Spente le luci artificiali che illuminano l’intero centro storico, l’intento è perseguito indagando e valorizzando sia presenze naturali (cielo, stelle, luna piena, atmosfere, ecc..), sia esperienze culturali. Queste ultime vanno intese dunque in una accezione molto amplia ovvero come patrimonio storico, sociale, architettonico locale ma anche e assieme a specifiche proposte artistiche avanzate attraverso vari linguaggi da artisti appositamente scelti.

Evitando di rivolgerci solo a pubblici elitari, ristretti o specialistici come pure ad una massa informe, si abbraccia un concetto di festa, che vuole scavalcare e al contempo riconoscere età e gusti particolari dei possibili utenti e che sfacciatamente invita a esplorare, vivere e costruire i sensi della collettività in risposta ai numerosi rischi di impoverimento di qualità ambientale, urbana, di vita, di identità e alle sempre più raggelanti paure che inducono alla chiusura e alla sfiducia verso il futuro. Così il sentire individuale di ciascun ospite, patrimonio irrinunciabile, sarà sollecitato dal buio che può nascondere, rivelare, spaventare, evocare, sospendere, unire, emozionare o far sedimentare nuovi valori. 

Alla base, motivazioni profonde, domande aperte, radicali, che guidano la volontà di intendere o interpretare questo nostro tempo.

Cosa, chi, sancisce l’esistenza di una comunità?

Quante comunità abitano un territorio?

Come si riconoscono all’esterno ma anche al loro interno?

Che ruolo assumono la memoria e la consapevolezza in riferimento a dinamiche molto complesse e imprevedibili come quelle attuali e in risposta a convivenze forzate con ciò che non conosciamo?

Sono i piccoli centri luoghi privilegiati di intervento e costruzione di nuovi scenari?

Essere pubblico, inteso come possibilità di condividere e fruire di una stessa esperienza, aiuta a sostanziare una comunità?

Che ruolo possono avere le nuove tecnologie?

La risposta di Nottenera è un processo esperienziale, ancorato alla quotidianità, diffuso ben oltre il tempo di un solo evento.

Nottenera promuove e persegue un lavoro durante tutto l’anno con laboratori e incontri, ospiti e professionisti esterni, associazioni locali.

Convinti che molti possano essere gli spazi interstiziali di libertà e confronto reale disciolti nelle pratiche giornaliere: suggestioni, meraviglie, seduzioni, disseminate nel quotidiano, ci aiutano a vivere meglio, abbattono un sentire abitudinario,ci interrogano su un senso di appartenenza anche effimera ad un luogo, ad una comunità o ad un momento irripetibile.

 

IL LUOGO E LA SUA VALORIZZAZIONE

Un centro storico è un sistema complesso fondato sulla compenetrazione di funzioni e su una ricchezza informativa, dove un bacino di intelligenze sociali, micro-unità possibili, si connettono in modo variabile nel tempo.

Serra de’ Conti, posta geograficamente nel cuore della Provincia, facilmente raggiungibile sia dalla costa che dall’entroterra, percorrendo la valle del Misa o quella dell’Esino, conserva come molti altri paesi marchigiani, una struttura medievale dichiarata già esternamente da una suggestiva cinta muraria. L’interno poi è armoniosamente ritmato attorno alle piazzette, ai piccoli giardini, ai vicoli, alle scalinate, agli edifici religiosi e storici mentre si distingue la presenza dell’importante Museo delle Arti Monastiche, viaggio audioguidato nel tempo, nella memoria, nell’identità e nella quotidianità di un territorio e di uno stato dell’essere particolare come la clausura.

Questi saranno gli spazi utilizzati per la notte-evento finale, notte senza luci artificiali, illuminata dalla sola luce della volta celeste!

 Poiché le integrazioni, la solidarietà, l’apertura, la partecipazione e il dialogo, si realizzano a partire dal passaggio minimo tra persona e persona (per Agamben il volto dell’uomo è davvero il “solo luogo della comunità, l’unica città possibile” ), la dimensione del piccolo centro, si presta come terreno privilegiato di indagine per continuare a sperimentare una dimensione umana diretta, di coesione e scambio intimo, di immissione e assunzione di nuovi contenuti.