
SPERIMENTALE di A M R Girani
ispirato a vissuti _ testimonianze _ riflessioni attorno alla tematica dell'AFFIDO FAMILIARE
lavorato su testi di A. Borgini - C. Forcolin - A. Pon - T. Scarpa
...figli IN aFFido…figli al confine, invisibili, scomodi, ingombranti, “non” più figli…
invisibili alla propria famiglia, responsabilità che non si può, o non si vuole, più assumere…
apolidi, nomadi, costretti in un limbo tra genitori e parenti che li rifiutano, comunità che li accolgono e nuove famiglie che li amano…intensamente e a tempo….
...aFFido che è vocazione…
che è impegno d’amore temporaneo, vicariale e proprio per questo coinvolgente ed esigente…
che è impegno non solo educativo e accuditivo…
che è impegno in cui non è possibile essere sostituiti, perché proprio questo è il ruolo da svolgere: sostituire chi quel compito lo ha rifiutato o ne è incapace…
che è impegno di “aiuto”…
che è dare senza chiedere che spesso si trasforma in un sine die fino a…
...e In scena la ricerca nella ricerca…
…rappresentazione reciproca di un incontro a tre voci:
famiglia affidataria, figlio e madre naturale…
Procreatività come patrimonio genealogico, carenza, confine, conflitto …
Genitorialità come impresa congiunta, cura, mediazione, valori, sfida, benessere…
Filiazione come bisogni, desideri, inglobamento, esclusione, fiducia, appartenenza…
Tre percorsi di lettura che, evidenziati, rendono lo spettacolo
strumento fruibile a diversi livelli,
obiettivo che sensibilizza senza scoraggiare,
orienta verso l’aiuto migliore che si potrà offrire…
…ma soprattutto luogo dove restituire, a chi ne è stato privato,
quel tempo dell’amore così prezioso che non si conta, ma si vive.
...e dal suo vissuto teatrale, un dono di Elena Mazzoni
...prenditi cura, prenditi cura del mio bambino...
...quando i cachi saranno maturi mamma avrà finito la pena e tu rimarrai sempre con lei e questo mio dono ti aiuterà a tenerci insieme nel cuore...
...la maternità si trasmette di generazione in generazione, in una catena di affetti, relazioni, cultura e morale che nulla hanno a che fare con la genetica...
In ogni momento dello spettacolo si può avvertire il tempo che passa e qualcosa che cambia; certe volte pare che il tempo si sia fermato, altre invece fugge e scorre a velocità impressionante.
E fa paura, perché corriamo alla cieca senza sapere quando e dove arriveremo.
I giorni dei cachi maturi sono il momento della resa dei conti, la meta che si è rincorsa a lungo e che giunge all'improvviso ad una svolta, quando ormai ci siamo convinti di poter rallentare, perché non c'è nessun traguardo ed è tutta un'illusione.
Sono la realtà che irrompe all'improvviso nella sicurezza di pareti solide dove si è coltivata gelosamente una solitudine, un affetto, una sicurezza, la certezza di un equilibrio.
Ma sono anche e soprattutto la scoperta dell'altro che lentamente si fa strada nel turbinio di emozioni che minaccia di sopraffare: solo allora si comprende appieno la fragilità e l'erroneità delle pareti, con le quali ci si può solo isolare dal mondo per proteggere legami aridi, avulsi dalla realtà che li alimenta.
Quando un fiume si getta in un altro c'è un punto in cui le correnti si contrappongono e il passaggio è difficile, poi le acque si calmano e il fiume continua il proprio corso, rinnovato da acque diverse.
E nelle acque di quel nuovo fiume si può cogliere la trama di valori, emozioni, esperienze date, ricevute e condivise, unite a formare una catena di legami che si snoda oltre la meta, oltre le porte chiuse.