La
buffa sagoma che compare, razzolando, nel parco suburbano trasformato in
discarica
dai
vari pic-nic, fa subito pensare ad un'allegoria del "diverso".
Il
Kciuq,
un "coso" pulito, innocuo, che si dichiara vegetariano, forse
simpatico,
ma che non è uno-di-noi, anzi...è un altro-da-noi.
Non
è un uccello, non è un pesce, e nemmeno un mammifero, è un mostro; e con i
mostri
non
si può convivere, bisogna metterli in gabbia!
Ma
il Kciuq viene messo in gabbia perchè è diverso, oppure è diverso perchè
viene messo in gabbia?
E
poi un Topo
orgoglioso d'essere diverso,
in quanto non è mai stato nella
gabbia di nessuno:
è
libero!
Non
è però consapevole che la sua libertà è anche una gabbia...
poco appariscente,
ma più insidiosa.
Il
Kciuq con gran facilità soggioga, umilia e ridicolizza il Topo sempliciotto,
grazie alla cultura libresca assorbita nella gabbia scuola; prevaricandolo con
il dominio della parola.
Il
Topo, mortificato, se ne va.
Tronfio,
il Kciuq si avvia nel bosco, ma si mette in grave pericolo, così il topo
ottiene la sua rivincita salvandolo: gli insegna ad ascoltare la voce degli
alberi, quella che possono sentire solo gli animali, i bambini...
e quelli capaci
di guardarsi DENTRO.
Dimenticati
i conflitti, tutto sembra volgere alla vera armonia, all'amicizia...ma la
nuova luce del giorno rischiara una...beffa...(forse neanche tanto scontata)...
Il
Kciuq, in fondo in fondo, non è poi così..."diverso"...?!?...