Perché poi, pensandoci bene, ognuno di voi potrebbe chiedermi: che cos’è la maschera?

E te lo dico io cos’è la maschera, la maschera è in fondo una bugia, perché mica vuoi far vedere come ti cresce il naso quando diventi qualcuno che non sei. E la bugia è un’arte bella e buona, in cui bisogna esser dei maestri, dei mattatori, anzi: dei burattini! Erano tempi diversi… un volta, hai voglia se mi vergognavo del mio naso, e le bugie dovevi saperle dire con sincerità! Quando ero nel Paese dei Balocchi, avevo una fame di bugie da non vedermi più la pancia da tanto che era vuota! Ma guardami ora, che son diventato grande: ormai la maschera non mi serve più, vedo solo fantocci intorno a me, solo tanti lunghi nasi di legno che si ostacolano a vicenda. Vado al lavoro e sento bugie, accendo la radio e ascolto bugie, ritorno la sera a casa stracotto e distrutto: e sento bugie! Ma bada a me: nessuna bugia vera! Quelle non esistono più, se ne sono andate con la fata Turchina e il Paese dei Balocchi! E la Fenomenologia della Bugia, mica il mio vecchio abbecedario, lo dice chiaro e tondo: “Credici e ci crederanno tutti”. E io ci credevo, eccome se ci credevo! Purtroppo oggi non ci crede più nessuno, e io ci provo a convincerli, ma mi sento sempre rispondere: ma cosa credi, che le tue bugie funzionino ancora? Di questi tempi devi stare attento: se ti lasci un poco persuadere dalla verità, poi sei fritto e ti fregheranno sempre! Meglio dire sempre bugie, meglio proteggersi con la menzogna! Ma io non gli presto ascolto; non posso di certo tirarmi indietro adesso. Perché non è facile spiegare il rimorso che sta dietro a ogni piccola bugia, a ogni moneta d’oro persa e a ogni abbecedario venduto. Tu, proprio tu, ascolti ancora il tuo piccolo grillo, o lo schiacci ogni giorno senza curartene? Mio padre faceva un gran mestiere, il povero, senza schiacciar grilli e senza venire a compromessi con nessuno: lo faceva e basta, da quando è nato il mondo, e ci viveva facendo il povero, ci campava proprio bene, magari con un po’ di stufato in meno in tavola, ma il pane e la dignità non gli mancavano mai.

Guarda qua: ora tutti son ricchi, ricchi ma vuoti, furbi ma fragili, e senza la felicità della bugia. Che poi, avrà una ragione d’esser detta questa bugia, vera o no che sia, giusta o sbagliata, ma alla fine è qualcosa di noi che ci distingue, ci fa sentire vivi, veri burattini, e non fantocci che hanno la pretesa di dire la verità.