percorso

testuale – drammaturgico

…i cambiamenti e gli arricchimenti da…a…

 

…anno scolastico 2001/2002

I ragazzi del Laboratorio teatrale, in un pomeriggio di lavoro, non hanno fatto altro che parlare di guerra e, con la passione che solo gli adolescenti mettono in ogni loro proposta, hanno spinto noi insegnanti a decidere di sperimentare il percorso sul tema: “la guerra da mettere in scena”.

…ore ed ore dedicate alla ricerca di brani, poesie, racconti…intensi pomeriggi di ideazione e prove di gesti, espressioni, mimate, che potevano essere adatte ad un lavoro di quel genere…discussioni, sempre più animate, attorno all’argomento scelto…e da una moltitudine di parole la riflessione più bella…

…anche l’uomo è un “TERRITORIO”, offeso e violato spesso, nei suoi sentimenti e nei suoi diritti.

E se oggi la natura deve essere difesa perché l’uomo sopravviva, noi crediamo che anche l’uomo debba essere rispettato in ogni sua componente: quindi, perché egli possa vivere nell’ambiente in cui è inserito, pensiamo che DEBBANO CESSARE TUTTE LE GUERRE, che nessuno debba più essere vittima di soprusi e violenze, soprattutto noi ragazzi.

Soltanto così, con il reciproco rispetto, gli uomini potranno guardare al futuro con più serenità e potranno vivere in sintonia e riguardo con ciò che li circonda.

Il prodotto spettacolare che ne è scaturito è stato un “collage” di guerre, che grida a squarciagola e con rabbia contro tutte le forme della guerra…l’insieme delle emozioni, parole, gesti, pensieri, canzoni, rumori, luci e colori immaginate e sentite, in modo personale, da ognuno dei ragazzi.

URLO DI GUERRA CONTRO LA GUERRA, una drammaturgia nata da una profonda riflessione.

…a gennaio 2002 gli allievi, nel decidere la drammaturgia da realizzare per il consueto appuntamento di fine anno, hanno espresso il desiderio di mettere in scena un testo che doveva essere “divertente” per “divertire”…la scelta è caduta su “DON CAMILLO…Mondo Piccolo” di G. Guareschi, che alcuni gruppi-classe avevano adottato come testo di narrativa.

Come sempre, dopo una prima lettura, si è giunti all’attività di “smontaggio” e “rimontaggio”  del testo originale, per strutturare un nuovo prodotto: Sorrisi e Cazzotti del “ROSSO” e del “NERO”, una personalissima rielaborazione di alcune storie, contenute nel libro, opportunamente calibrate alle caratteristiche del nostro gruppo laboratoriale…e…la scelta “voluta” di un Don Camillo femmina, che si è poi rivelata un’idea vincente nel contesto globale dello spettacolo.

…anno scolastico 2002/2003

Come sempre un fermento di tante nuove idee e proposte, tra cui la curiosità di partecipare alla 14°

Rassegna Nazionale di Teatro Scolastico (“Maria Boccardi” Speranze giovani 2000) di Castellana Grotte (BA); ma non avendo la possibilità, nei tempi richiesti dal progetto, di elaborare e strutturare una nuovo spettacolo ci siamo decisi a rituffarci in Urlo di Guerra contro la Guerra,

L’idea di rivisitare quel lavoro, che in molti di noi suscitava ancora così tante emozioni, ha fatto nascere nei ragazzi, “vecchi” e “nuovi” del nostro Laboratorio teatrale, una gran voglia di fare, e…così siamo partiti alla realizzazione di un’altra stimolante avventura, che ha continuato ad arricchire di valori profondi tutto il gruppo.

Durante il percorso “creativo” dell’anno scolastico però abbiamo anche voluto e potuto organizzare:

o       in collaborazione con il Laboratorio teatrale “Gioco il teatro” (4° e 5° elementare) e con i “grandi-grandi” della Compagnia “Quelli che il teatro…”, una performance di Poesie e…Sorprese”.

Esperienza che ha voluto sottolineare la possibilità di percorrere la poesia, sperimentandola drammaturgicamente,  partendo dall’espressività dei bambini fino alle potenzialità degli adulti.

o       la partecipazione al Concorso Missonario 2003 (indetto dalle Diocesi di La Spezia, Sarzana e Bugnato), con un elaborato filmico I Colori del NERO…percorso tematico della fraternità, della pace, dell’accoglienza e dell’accettazione del diverso…momento di profonda riflessione per chi troppo spesso si dimentica, in continuo attaccamento alla materialità, di possedere emozioni e sentimenti.

…anno scolastico 2003/2004

Questo anno, invece, ci ha spinto a riflettere con più consapevolezza sul significato che volevamo dare all’obiettivo “far teatro”. 

Il Teatro e lo spazio dove “lui” prende forma e poi, dopo un attimo, scompare e ti rimane solo nei pensieri, nelle emozioni forti, nell’energia che percepisci ed emani.

Il Teatro come una grande scatola di colori…una scatola infinita, misteriosa, magica.

Il Teatro, dove, se vuoi puoi entrarci, ma dove devi sapere che ogni volta VERRAI TRASFORMATO!

…eravamo “solo” in trentacinque (più tre “proffe”…alcuni erano di nazionalità diversa, altri in grave disagio psicologico ed ambientale…così, come un nuovo gioco, è iniziato un percorso o forse un rito che si è trasformato nella curiosità di passare dentro tanti personaggi, rivestire ruoli inimmaginabili, impossibili, proprio quelli che la quotidianità non ti permette, ma che ti portano a “toccare” veramente te stesso, facendolo però con la convinzione che solo i ragazzi possono avere.

Abbiamo lavorato su “tutto”…moltissimo, cercando materiali e modi diversi, strani, ma una cosa già la sapevamo anche se non veniva espressa attraverso le parole: stavamo percorrendo, forse un po’ confusamente, la strada delle diversità che conduce sempre e solo alla libertà che è dentro ognuno di noi e che ci rende veramente tutti uguali.

Ecco “Siamo gente di colore è nato proprio così, dalla nostra voglia di METTERCI INSIEME…e di STARE INSIEME.

E' stata l’effettiva messa in scena delle diversità che esistono tra e dentro noi e che sempre più frequentemente c’emarginano. Così il percorso della vita diventa una lunga ricerca, nel miraggio di un tesoro da raggiungere in segreto, in solitudine. Ma solo se ti fai capace di guardarti “dentro”, con grande umiltà, capirai che il trovarlo è condivisione, accettazione dell’altro.

E proprio questo concetto “recitano”, in modo significativo, alcuni passi del testo:

…Siamo gente di colore, meridione dell’umanità...siamo covo di formiche tra piramidi d’acciaio... monumenti di solitudine, dove l'uomo grida...LIBERTA’…e non sarà un bastone né il fumo di un fucile a fare forte un uomo a farlo meno vile...gli basterà una lacrima limpido segnale che può sentire amore che può fuggire il male...

Dove portano i passi che facciamo...Dove portano i passi che seguiamo...

...prendiamoci per mano…formiamo una catena, anche se non parliamo la stessa lingua…impareremo un’altra lingua, perché abbiamo le radici, abbiamo le ali…e su ogni mano che si tende scrivo il tuo nome: LIBERTA’.

…e la sua messa in scena più emozionante è stata quella (su invito del Parroco Don Giovanni Locatelli e con il patrocinio dell’Associazione Sportiva e Culturale “Corte di Lavacchio”), all’interno del magico spazio dell’altare della chiesa di San Giorgio Martire a Lavacchio (MS), durante la serata di preghiera liturgica Interconfessionale con Cristiani - Ebrei - Mussulmani in prossimità della Pasqua.

…anno scolastico 2004/2005

Nuovo anno…nuovo desiderio di riprovarci, fatiche passate già dimenticate e il nostro mare che ogni volta ci ricarica.

Forse può sembrare un discorso retorico ma, per noi, “quelli” che insegnano e studiano nella nostra piccolissima scuola della bassa Val di Vara, è realtà…insieme al fatto che, proprio da pochi giorni, abbiamo un nuovo Dirigente Scolastico (donna) che nel teatro ci crede “tanto” e siamo un Istituto Comprensivo (parolone uguale, nel quotidiano, a convivenza di cinque classi elementari e cinque di secondaria).

Allora devi e vuoi inventarti qualcosa di nuovo, che faccia star bene, così, tutti insieme…anche perché entrando nelle aule si respira già profumo di teatro, perché come ripetono spesso i grandi grandi , quelli della Compagnia “i bambini di questo paese ce l’hanno nel DNA la voglia di recitare”…così, con le maestre, un’esperienza in Continuità (altro parolone) nel laboratorio teatrale e…si parte…ma dove vogliamo andare? Al mare, risponde un bambino di quinta, uno di quelli che non riesci mai a far stare né fermo, né zitto.

Ed eccoti il pre-testo, semplice, lineare, mentre noi adulti ci blocchiamo ad elucubriamo sul cosa o sul come e spesso perdiamo di vista il meglio.

Dal tema del mare si delineano desiderio e curiosità di sperimentare montaggio e messa in scena di un testo che possa essere, in qualche modo, collegato alla nostra terra, al nostro mare, alle nostre radici di navigatori…e partendo da Il Colombre di Buzzati siamo arrivati a un puzzle di “anime” che il nostro mare di Liguria esala, come testimonianza di un mondo intimo ed emozionale che ormai quasi nessuno cerca più OmBrElUcE...per mare…una personalissima drammaturgia di gruppo, una rielaborazione di testi, poesie, musiche, racconti e gestualità.

…anno scolastico 2005/2006

La tematica su cui il nuovo “lavorare” pone le sue radici, si delinea e prende forma: L’albero delle DONNE, è un progetto in rete (con le scuole della provincia; siglato da un protocollo d'intesa; predisposto dal MIUR per seguire le direttive del Consiglio d'Europa, al fine di sviluppare la dimensione europea dell'istruzione come: il gemellaggio telematico tra scuole italiane ed europee, il portfolio delle lingue ed il progetto dell'insegnamento della storia nel XX secolo).

Così, da un’animata discussione tra i ragazzi (in maggioranza femmine), scaturisce l’idea di una drammaturgia che possa evidenziare, nella storicità, la donna “diversa”, svalutata, emarginata, perseguitata dall’ignoranza culturale ma, proprio per questo, “unica” nel suo saper essere fuori dal gruppo di atteggiamenti e pensieri considerati normali…nell’ambito del percorso laboratoriale, partendo da una situazione quotidiana di un’ipotetica classe al termine della lezione di teatro, si sono lavorati in una tessitura a incastro (rielaborandoli) testi, copioni, poesie e racconti; musiche, suoni e rumori; gesti, sequenze di movimenti e spazio; luci, materiali e oggetti…e…ponendo le “Le Streghe” di Roald Dahl ad archetipo di un insieme di brani-canovaccio, gli allievi hanno strutturato una sequenza di scene-flash, con l’intento di mettere a nudo l’anima di ogni documento scelto, a testimonianza di quel mondo-donna così intimo, emozionale ed intenso che spaventa a tal punto da non volerlo scoprire o approfondire.

“Streghe… No… streGA”…che dall’idea iniziale della donna considerata “strega” dai giochi e dalla ristrettezza mentale di molti, si sviluppa attraverso fatti, anche storici, valutati in itinere, fino a rimodellare una figura nuova attorno alla quale poter e dover riflettere, quale arricchimento e crescita globale di ogni individuo.

…anno scolastico 2006/2007

Abbiamo in mano un canovaccio che un attore (della Compagnia “Quelli che il teatro…”) ha pensato e scritto solo per noi…Leggendolo, velocemente, sembra parlare del mare, di una lotta tra pescatori e quasi…ma no, non è così semplice…andando più a fondo (come si fa in mare, nuotando) si scopre che forse parla d’altro…di ottusità e d’invia, di diversità scambiata per follia, ma che forse è solo un saper essere capaci di vedere al di là dei formalismi…

Gabbiani che parlano le parole degli uomini…che vivono sentendosi unici, capaci a far stare le cose al loro posto. Pescatori...nemici, divisi da quel pezzo di mare tatuato "a metà" con un confine…mare che non ha più niente da pescare. Non si riconoscono più...parlano da soli...e...c'è solo la pazzia di chi riesce a camminare tra le onde...di chi sa di avere un compito, da portare a termine...di chi non avverte separazioni o differenze...di chi conosce i nomi veri del mare...E i pescatori lo chiamano...MATTO!...ma cercano di rubarglieli quei nomi, per controllare il mondo...Devono averli...prima che li abbiano quelli di là!

Ma il mare si farà prendere il suo segreto...?...e gli uomini si potranno ancora incontrare...?

E “ci” piacciono davvero queste parole (forse all’inizio un po’ difficili da capire)…ci prendono tanto da farci incominciamo a lavorare con foga…ma che fatica…quanta fatica…come sempre siamo tanti, forse troppi e più turbolenti del solito…poi Elena (la più brava e studiosa e piena di idee) si ammala tantissimo e finisce in ospedale, lasciandoci con un dolore immenso per la nostra impotenza ad aiutarla…come vuoti, anche di energie…allora Loris ce la mette tutta per imparare (suda e ri-suda durante le prove), ma sfiduciato passa “l’osso” a Sara che (essendo al suo primo anno di esperienza teatrale) a volte piange…

Così ci ritroviamo turbinosamente a sperimentare su tutto: parole scritte e cantate, suoni, musiche, ritmi, spazi, giochi, segnali, oggetti; il nostro corpo, i suoi gesti, la mimica e le nostre differenze (…e anche difficoltà) che sono veramente tante.

Finalmente riusciamo ad andare in scena…noi e soltanto noi, dentro questo strano spettacolo “i…99…nomi del mare” che all’improvviso, inaspettatamente ci trasforma e si trasforma ottenendo ( III Rassegna regionale di Teatro della Scuola “RAGAZZI SUL PALCO” - Borgio Verezzi, SV) dalla giuria Giovani la critica a caldo di "...lo spettacolo PIU' ORIGINALE...", dal Comitato Tecnico di Valutazione la “segnalazione” il seguente giudizio tecnico-critico:

Il tema dell’odio che separa e che nuoce a tutti; il tema delle diversità e… in mezzo il mare: pretesto con cui giocare, presenza silenziosa e metafora della speranza. La suggestiva atmosfera è creata e vissuta da tutti con convinzione e partecipazione. Si ha la sensazione di sobrietà, essenzialità, di interiorizzazione delle tematiche da parte di tutti.

…anno scolastico 2007/2008

Ed eccoci in una nuova, ma veramente “nuova” avventura, che è stata anche definita  un “quasi” compromesso storico…certo…perché dopo un ventennale di laboratorio teatrale SOLO a Piana Battolla ( con premi, concorsi stravinti, Compagnia teatrale e… ) si è deciso di fondere, unire, mischiare gli allievi delle due secondarie (Follo e Piana) in un unico GRANDE GRUPPO pronto a scrivere INSIEME una pagina di storia ancora bianca, ma già ricca di idee, entusiasmo, amicizia e forza.

Ragazze e ragazzi ( perché finalmente c’erano anche tanti maschi) hanno iniziato, con la foga che solo questa età riesce ad esternare, una ricerca che, percorrendo strade molto intime, ha raggiunto il profondo delle emozioni, per poi risalire e portare alla luce del palcoscenico della vita, prima ancora che su quello fatto d’assi, ricordi, sensazioni, parole, colori, suoni, gesti, profumi…hanno superato loro stessi nell’esperire la capacità di soffermarsi a riflettere, con estrema consapevolezza, sul significato che volevano dare alla frase “siamo diversi”. 

…di età diverse, di “esperienza” teatrale diversa, di paesi diversi, di nazionalità diverse ma...uguali nei nostri disagi adolescenziali…e da questa quasi incolmabile diversità è nata la voglia di METTERCI INSIEME…di STARE INSIEME… è nato…

i DiVeRsI…nOi…

Il testo_spettacolo è costruito intorno ad un grande contenitore di personaggi ispirati alla diversità, valorizzata nella scelta di ognuno di essi.

Così quattordici variegate figure convivono nella mente di mangiaFUO’, un matto, un grande manipolatore, un burattinaio, un falso albergatore di inquilini bisognosi di attenzioni.

La possibilità di essere contagiato dai loro buoni sentimenti e dalle loro sincere emozioni lo spinge a sottometterli, a dominarli, perché in ognuno di loro vede una minaccia alla propria integrità, la paura di vivere il loro stesso disagio.

Un percorso che, passando attraverso il gioco dei personaggi, tocca temi come la solitudine, l’estraneità, l’emarginazione, l’ottusità, la trasgressione, l’intolleranza, la malattia, la ricerca dei valori, per rappresentare una condizione esistenziale sulla quale si può e si deve riflettere per migliorare e, in fondo, comprendere che i “diversi” siamo proprio noi.

…e a noisifateatro _ IX Rassegna Regionale “il Teatro della Scuola” Città di Lanciano, oltre a mettersi in scena con il loro lavoro, i ragazzi hanno avuto anche la GRANDE opportunità di partecipare al laboratorio “CONOSCIAMOCI TUTTI” (Coordinato da Lilia Giangregorio _ Operatrice-Educatrice dell’ANFFAS).per il superamento del disagio, il recupero e l’integrazione dei diversamente abili, chiudendo il percorso ( tutti insieme ) con una struggente spettacolazione finale.

…anno scolastico 2008/2009

Si inizia come sempre “in punta di piedi” con il profumo del mare che punge ancora l’aria autunnale…i problemi da risolvere sono tantissimi: lo spostamento da una sede all’altra (perchè il teatro si fa alla Piana), gli allievi numerosi che non entrano nel pulmino, la carrozzella di Simone che chissà come la porteremo sul (sui) palco, i piccoli di quinta che hanno un orario diverso…ma, a noi, le difficoltà sono sempre un po’ piaciute, ci hanno reso più creativi, ci hanno stimolato, elettrizzato alla grandissima e…via, si parte…

…tutti e trentuno attorno all’idea di…TEATRALITA’ in AcQuA

…perché, anche se non ti accorgi,il movimento in ACQUA già veicolo di comunicazione _ espressione, è archetipo del movimento gesto _ mimica in forma di “teatro”…

 

…in Piscina

 

…in Aula

…sul Palco

allievo diversamente abile (tetraparesi distonica)

successivo inserimento dell’allievo diversamente abile in piccolo gruppo-classe

 

 

 

 gruppi-classe

 

 

 gruppo-laboratorio

ELEMENTI

 

acqua

parole

spazio-tempo

 

  1. l’ACQUA che MI ACCOGLIE

 

 

 

·  attraverso la memoria del corpo in acqua che stimola, attivandola, la fantasia dei sensi e delle emozioni…

 

·  attraverso una ricerca-sperimentazione su testi che parlano dell’acqua e di…

 

·  attraverso il gioco-percorso della scrittura creativa…

 

…si elabora,

costruendolo ex novo

un canovaccio _ testo

 

 

Passando dalla fase propedeutica di presentazione, costruzione del gruppo ed esercizi preparatori…

…la   corporeità

vissuta ed esperita in ACQUA

                                      …si trasforma in

coreografia strutturata per la SCENA

 

 

Sviluppando un modo di agire “dentro” il gruppo,

il canovaccio _ testo verrà manipolato, sperimentato e reso vivo dal linguaggio a TUTTO TONDO del “facciamo finta di…”

 

  1. l’ACQUA dalla quale MI LASCIO ACCOGLIERE

 

  1. l’ACQUA che MI TRASFORMA IN…

Camminando in AvAnTi…come l'AcQuA di...

Il mare, la dura vita dei pescatori. 

L’euforia di una buona giornata di pesca non sopisce però la loro rude sensibilità, l’amore per ciò che li circonda, e proprio da uno spunto di riflessione, “chissà dove i gabbiani abbiano il nido”, si sviluppa questa storia, una metafora sull’adolescenza, un testo originale nato da un percorso collettivo di scrittura creativa.

La crescita di un gabbiano diventa l’esempio di questo processo.

Sentirsi “nel nido” è provare le emozioni di un luogo caldo e accogliente ma anche avvertire quei primi sottili cambiamenti che spingono al desiderio di conoscere il mondo, all’avventura, alla trasgressione, stimolando ad utilizzare le proprie risorse, così come fanno un giovane gambero e la rana Teresina. Ma è l’acqua l’elemento in cui avviene questo difficile passaggio: le insidie, i pericoli, le paure, gli ostacoli che essa pone, dopo l’abbandono del nido, si trasformeranno in dolci carezze consolatrici e la sua forza dirompente in una nuova energia rigeneratrice che solleciterà ad affrontare “il volo” in piena autonomia e libertà.